
Maria Gaggiani (a sinistra), Head Expert Marketing di GlaxoSmithKline, e Lilia Bortolotti (a destra), odontoiatra, durante la conferenza stampa a Rimini a margine del congresso degli Amici di Brugg
I dati di un’indagine internazionale presentata al congresso dell’International Association for Dental Research (Iadr) del giugno dello scorso anno a Città del Capo (Sudafrica) evidenziano come le raccomandazioni del dentista possono avere un forte impatto sull’utilizzo di pulitori specifici per le protesi dentali da parte dei pazienti, ma anche come gli stessi odontoiatri non abbiano le idee chiare su cosa consigliare ai loro pazienti per la pulizia delle protesi mobili.
Negli Stati Uniti, infatti, il 35% dei dentisti identifica il dentifricio come il prodotto più corretto e adeguato per la pulizia delle protesi, anche se alcune evidenze scientifiche hanno dimostrato che il normale dentifricio non è in grado di eliminare alcuni batteri, come la candida albicans, causa di stomatiti da protesi; inoltre, l’uso di un comune dentifricio così come l’uso di alcuni collutori può causare graffi o danneggiare il materiale delle protesi.
Nonostante il parere di un professionista sia fondamentale nella scelta di un pulitore per la protesi, l’88% dei pazienti preferisce comunque fare di testa sua e utilizzare 8 o 9 diversi metodi di pulizia. Dalla ricerca emerge infatti che molti pazienti adottano proprie routine di pulizia, spesso utilizzando soluzioni pulenti combinate con altre sostanze inclusi dentifricio, aceto, collutorio e sapone. Fino alla trovata della candeggina o del detersivo per stoviglie.
Insomma molto spesso i pazienti, dopo aver speso qualche migliaia di euro o dollari dal dentista per un manufatto protesico di qualità, non se ne prendono cura nella maniera corretta.
«Più dell’80% dei pazienti utilizza il normale dentifricio per pulire la propria protesi, nonostante essa sia dieci volte più delicata dello smalto dentale. Questo indica che resta ancora molto da fare nell’ambito dell’educazione a una corretta igiene orale, specie in presenza di protesi dentali – ha spiegato Lilia Bortolotti, odontoiatra, in una conferenza stampa nell’ambito del congresso degli Amici di Brugg di Rimini indetta da GlaxoSmithKline, azienda che commercializza il marchio Polident (adesivi e pulitori per protesi mobile) –. È fondamentale – continua la dottoressa Bortolotti – che tutti gli esperti del settore agiscano in modo mirato per formare, e non solo informare, i pazienti sulle buone abitudini di igiene e pulizia delle protesi dentali. Si può cominciare raccomandando l’utilizzo di prodotti specifici, come le compresse: sono antimicrobiche, efficaci nel rimuovere macchie e placca e nel ridurre le alterazioni della superficie delle protesi».
Una scarsa e inadeguata cura delle protesi può portare a un aumento del rischio di stomatiti dovute al proliferare di funghi e batteri a causa dello scarso controllo microbico, a un aumento del danno alle protesi, maggiormente esposte alla possibilità di abrasioni, ossidazione, corrosioni e danni chimici e a generare nel complesso un’esperienza negativa, spesso fonte di disagio per i portatori di protesi, a causa della formazione di cattivi odori e macchie persistenti che impattano sulla vita personale e sociale dei pazienti. «Senza un’adeguata pulizia i materiali della protesi decadono con una rapidità maggiore» ha sottolineato Lilia Bortolotti.
Andrea Peren
Giornalista Italian Dental Journal





