La costruzione della professione, dopo la laurea, passa attraverso percorsi complessi.
Il più intuitivo è rappresentato dalle competenze, che costituiscono il primo vero “mezzo” per poter esercitare. Maggiori sono le competenze del professionista e più semplice sarà il futuro lavorativo, regalando soddisfazioni e sicurezza, fondamentali per potersi muovere in un universo che non perdona le incertezze.
Il modo di porsi al paziente è un’altra prerogativa fondamentale, secondo alcuni esperti ancora di più delle competenze. Su questo non concordo del tutto, anche se una certa verità incontestabile esiste.
L’importanza delle mani è un’altra variabile che molti trascurano, o almeno non sospettano: l’eleganza del movimento nell’organo bocca, dolce, delicato e tale da non farsi sentire, è importantissimo per il paziente che ricorderà e predicherà al meglio l’immagine dell’odontoiatra. In proposito conosciamo colleghi di una bravura fuori dal comune ma che si muovono nella bocca dei loro pazienti come un elefante in cristalleria, trasmettendo sensazioni non gradevoli e questo è un vero peccato. Anche se tutti concordiamo che l’importante è il risultato clinico ineccepibile, averli entrambi è meglio.
Quindi la cura del particolare, l’amore per il dettaglio e la passione per il proprio lavoro sono tutte cose che oggi il paziente è in grado di percepire e che gli farà apprezzare l’impegno dell’odontoiatra che si sta prodigando al meglio per mettere in atto la terapia più idonea. È questa la famosa «qualità percepita», un altro indispensabile mattone nella costruzione della reputazione professionale, molto importante per accrescere la fama e soprattutto il prestigio dello studio.
Offrire le garanzie sul nostro lavoro, comunque e sempre, è un altro fiore all’occhiello che genera serietà, non solo perché tutti i praticanti del management odontoiatrico lo considerano il minimo sindacale, ma soprattutto per vedere i pazienti profondamente soddisfatti dalla sostituzione, «tassativamente gratuita», di un nostro lavoro che non ha raggiunto il risultato sperato, nel tempo o nella qualità.
Non voglio entrare nel merito degli aspetti squisitamente manageriali, ma solo di quelli empatici, aspetti che sono fondamentali per la conduzione di uno studio, specie se in una realtà piccola o medio piccola. Inutile negare che il grande network odontoiatrico è più orientato verso quella che potremmo definire un’odontoiatria «industriale», il cui obbiettivo principe è rappresentato dalla crescita del fatturato tramite l’aumento della diffusione e della visibilità del brand, spingendo molto sulla pubblicità e su agevolazioni offerte tramite social web, media, mezzi pubblici, spot televisivi ecc.
Tutto questo non pregiudica certo la qualità a priori, ma è certamente un modo diverso di interpretare la medicina odontoiatrica.
Nello studio monoprofessionale invece il mezzo di diffusione ancor oggi più efficace resta il passaparola, frutto essenzialmente del rapporto diretto medico-paziente e assistente-paziente, fatto di quelle piccole cortesie e modi di porsi in grado di conquistare la fiducia del paziente, che non potrà che consigliare all’amico o al parente quello studio dove si è trovato così bene. Semplicemente in un mondo saturato dai social network e dalle condivisioni in rete, il normale scambio verbale rappresenta ancora il tam-tam più forte che possiamo immaginare.





