Uno degli obiettivi centrali quando si realizzano restauri in composito è l’ottenimento di margini sigillati. Questo soprattutto lungo il margine prossimale-cervicale.
Il caso di questo paziente mostra un’efficace tecnica di stratificazione con matrice. Oltre a un materiale flow a base di minerale, è stato applicato in diversi strati un composito bulk-fill altamente viscoso. Grazie a questo tipo di compositi la maggior parte del difetto può essere riempita con un solo strato. Questo, però, è possibile solo per cavità di media profondità, con profondità di polimerizzazione fino a 4 mm.
Caso clinico
Un paziente di 31 anni si è presentato in studio per un secondo consulto. Il suo dentista gli aveva consigliato di ricoprire il dente 47, trattato con un’otturazione in composito, con una corona.
L’esame clinico (fig. 1) e l’indagine radiografica indicavano diversi difetti cariosi primari e secondari. Prima di tutto era necessario trattare le carie profonde a carico del 16. A tal fine, l’otturazione occlusale è stata rimossa senza diga per evidenziare il difetto carioso, che è stato poi asportato con successivo trattamento dell’area marginale (fig. 2).
Sono state riscontrate carie prossimali anche sul dente 17, verso mesiale, con estensione al terzo interno della dentina (fig. 3). Dal momento che la cresta marginale era intatta, dopo la rimozione della carie, la cavità è stata riempita con accesso mesiale, utilizzando un matrice in metallo contornata, super sottile (Quickmat Deluxe Kit Contoured Sectional Matrix Molar 0.025×6.4 mm, Polydentia). Come materiali da restauro, sono stati utilizzati un composito nanoibrido ormocer flowable (Admira Fusion Flow, Voco) seguito da un composito bulk-fill nanoibrido altamente viscoso (GrandioSO x-tra, Voco).
La cavita di classe II nel dente 16 era profonda circa 8 mm dal punto cervicale alla linea di connessione cuspidale (fig. 4). Per ricoprire la superficie interna senza formazione di bolle, è stato applicato Admira Fusion Flow (A3) in uno strato sottile di circa 1 mm (fig. 5). L’otturazione è stata poi ricostruita in modo centripeto, con strati di GrandioSO x-tra (A3) (figg. 6 e 7). La matrice qui utilizzata era leggermente più spessa (Quickmat Deluxe Contoured Sectional Matrix Molar 0.04 x 6.4 mm, Polydentia).
La figura 8 mostra il risultato finale con un adattamento molto buono dal punto di vista anatomico e del colore alla sostanza dentale circostante.
Oltre ai difetti cariosi di dimensioni molto differenti sui denti 16 e 17, sono stati restaurati ulteriori denti, tra cui due premolari nel primo quadrante e il dente 47 con carie secondaria, che era il motivo dell’iniziale appuntamento.
Preparazione della cavità e tecnica hole-in-one
Nel caso di questo paziente, la lesione cariosa nel dente 16 era molto profonda, ma è stato possibile rimuoverla senza aprire la camera pulpare, la cui superficie risultava dura al sondaggio (fig. 2). L’escavazione viene normalmente eseguita prima di applicare la diga di gomma che, in caso di dubbio, permette una migliore visione globale.
Per l’otturazione prossimale a superficie singola sul dente 17, la matrice è stata tagliata così che l’area marginale bucco-coronale a contatto con il dente 16 fosse ricoperta dalla striscia, mentre l’area prossimale-palatale era facilmente accessibile per eseguire l’otturazione. Se l’accesso è difficile, è possibile utilizzare una matrice trasparente perforata come alternativa (tecnica hole-in-one) (fig. 9).
Tecnica di stratificazione per cavità di classe II
La tecnica centripeta utilizzata per il dente 16 implica che, come risultato della stratificazione, la cavità di classe II diventata una cavità di classe I. Ciascun incremento viene polimerizzato con la massima superficie libera (fig. 7). Inoltre, in questo esempio particolare, si è optato per uno strato verticale di composito bulk-fill dopo l’applicazione del materiale flow. Nello stesso tempo, le cuspidi sono state stabilizzate per la successiva applicazione degli anelli di fissaggio della matrice (fig. 6). La tecnica R2 descritta che prevende il build-up di un’otturazione centrale separata con un composito flowable e uno a fluidità normale è significativamente più complessa.
Nel passaggio successivo, la cresta marginale è stata ricostruita con il composito bulk-fill (GrandioSO x-tra) e il pavimento della nuova cavità di classe I verso l’aspetto coronale con un altro strato di materiale. Nell’ultimo passaggio è stato possibile ricostruire la superficie occlusale, anche questa volta con la massima superficie libera, in due passaggi.
Scelta dei materiali
Rispetto agli altri compositi bulk-fill, il materiale usato è particolarmente duro sia in superficie sia a una profondità di 4 mm. L’eccezionale lucidabilità e il buon adattamento di tinta alla sostanza dentale circostante sono altre caratteristiche importanti. Come alternativa alla combinazione di materiali selezionata, il lavoro potrebbe cominciare con un composito bulk-fill a bassa viscosità. Questi materiali tendono a contrarre in modo più significativo rispetto ai compositi ibridi convenzionali. La contrazione da polimerizzazione del composito bulk-fill altamente viscoso usato in questo casi clinico è, al contrario, minimale, con un valore di appena 1,4% in volume. Inoltre è estremamente modellabile, il che è un prerequisito per la tecnica di stratificazione verticale selezionata sotto le cuspidi.
Per ottenere l’ottimale bagnabilità della superficie della cavità prima della stratificazione con il materiale altamente viscoso, è stato utilizzato un ormocer nanoibrido flowable (Admira Fusion Flow, Voco). Il composito a base di minerale non contiene monomeri organici come BisGMA, TEGDMA e HEMA e quindi ha un basso potenziale allergenico che lo rende una buona opzione anche per l’utilizzo nelle cavità profonde.
Walter Denner
Libero professionista a Fulda (Germania)





