Questo articolo si prefigge come obiettivo quello di esemplificare, con alcuni case report, delle semplici ma efficaci metodiche per risolvere tutti quei casi che appartengono alla quotidianità, in cui un’alterazione degli spazi protesici può rappresentare un ostacolo ad una corretta riabilitazione funzionale in implantologia.
Introduzione
Nell’allestimento di un piano terapeutico implantare è di fondamentale importanza la valutazione dei corretti rapporti occlusali intermascellari e degli spazi protesici. Ciò è imprescindibile nelle riabilitazioni estese, ma riveste un ruolo notevole e spesso sottovalutato, anche nei casi di edentulie intercalate. È risaputo e ampiamente documentato come l’assenza di uno o più elementi dentali per un periodo di tempo prolungato, porti a movimenti degli elementi limitrofi alla zona edentula e che tali spostamenti siano tanto più accentuati quanto più prolungato è il periodo di tale assenza.
Sottovalutando tali squilibri, il clinico rischia di incorrere in complicanze, precoci o tardive, di varia natura (igieniche, parodontali, protesiche ecc.), che possono inficiare il risultato della riabilitazione.
Materiali e metodi
Nel primo caso clinico (paziente 35 anni caucasico, fumatore) si osserva la mancanza dell’elemento dentale 36. Il paziente riferisce come la perdita dell’elemento dentale risalga ad almeno 8 anni prima. Si nota come tale assenza abbia portato negli anni una perdita di spazio tra gli elementi 35 e 37, a causa prevalentemente di un tipping mesiale del molare. Tale inclinazione , se mantenuta, determinerebbe un residuale spazio vuoto tra la parete mesiale del 37 e quella distale della corona protesica fissata sull’impianto inserito in zona 36. Ne deriverebbero difficoltà nel mantenimento igienico e possibili problemi parodontali e/o periimplantari. Inoltre ,nonostante la possibilità di una compensazione, l’occlusione tra l’elemento 37 e gli antagonisti rimarrebbe sempre parafisiologica a causa della sua inclinazione residua. In ultima analisi ,anche se marginale, è da considerarsi anche il fattore estetico, in quanto il paziente si ritroverebbe ad avere tre premolari ed una condizione di asimmetria tra le due emiarcate inferiori.
Informato il paziente procediamo quindi con l’eseguire una singola seduta di chirurgia in cui estraiamo l’ottavo e sfruttiamo la parete distale dell’alveolo così esposto, per il posizionamento di una Mini Vite Ortodontica Firma Ø1.8 da 11mm. Nella stessa seduta inseriamo anche un impianto Premium Ø5.00 da 11.5mm nella zona edentula. Passato un periodo di guarigione di circa 6 settimane, continuiamo la terapia con l’attivazione della mini vite mediate catenella elastica (trazione iniziale di 100gr ca.) attenti ad evitare interferenze occlusali che potrebbero precludere lo spostamento. Ai controlli notiamo un recupero graduale di spazio che si traduce, nel giro di circa 1 mese e mezzo, nel completo ripristino dello spazio protesico (figg. 1A, 1b, 1c) utile all’inserimento di un molare normodimensionato (fig. 2). Controlli radiografici (figg. 3A, 3b, 3c).
Nel secondo caso clinico trattato (paziente 41 anni caucasica, non fumatrice) l’estrazione precoce dell’elemento 46 unita al suo mancato ripristino per un periodo riferito di circa 9 anni, ha determinato un’inclinazione significativa degli elementi 47 e 48 con conseguenti scompensi occlusali e perdita di spazio. Si procede quindi all’estrazione dell’elemento 48 e al montaggio di un apparecchio ortodontico settoriale con anse di distalizzazione.
Tale trattamento consente di ottenere in breve tempo lo spazio protesico adeguato all’inserimento di un impianto (Premium Ø5.00 da 11,5mm) su cui poggerà un molare proporzionato al tavolato occlusale della paziente e in uno stato di occlusione armonica (figg. 4A, 4b, 4c). Controlli radiografici (figg. 5A, 5b, 5c).
Nel terzo caso clinico (paziente 56 anni caucasico, fumatore) l’assenza dell’elemento 45 protratta per 11 anni, ha prodotto una contrazione volumetrica a causa sia di una leggera mesializzazione del primo molare, che di una distalizzazione del premolare residuo con conseguente diastema tra esso e il canino. Optiamo in questo caso per l’inserimento di un impianto (Premium Ø3.80 da 11,5mm)e, ad osteointegrazione avvenuta, procediamo col posizionamento del provvisorio e l’aggiunta di un elastico ortodontico nei punti di contatto tra esso e i denti contigui (l’elemento 47 da protesizzare ha consentito anche un piccolo recupero distale in fase di provvisorializzazione). A 10gg sostituiamo gli elastici e ribasiamo il provvisorio. Tale procedura, ripetuta due volte, ci consente non solo di avere uno spazio adeguato per il premolare ma anche di chiudere il diastema anteriore. (figg. 6A, 6b, 6c). Caso ultimato con corona in ceramica definitiva (fig. 7). Controlli radiografici (figg. 8A, 8b).
CONCLUSIONI
L’utilizzo di apposite strategie studiate ad hoc caso per caso può migliorare esponenzialmente l’impatto occlusale ed estetico anche di riabilitazioni implantari limitate. Le mini viti e i presidi ortodontici utilizzati in questo lavoro si sono rivelati di semplice applicazione, ma di assoluta utilità al fine di raggiungere i risultati ottimali che ci eravamo prefissati.
Si ringrazia per la preziosa consulenza ortodontica il Dott. Lorenzo Carbone.
Si ringrazia per la valida parte odontotecnica il Sig. Barone Paolo.
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AUTORI
Dott. Andrea Bastieri
Laurea magna cum laude in Odontoiatria presso la Facoltà di Medicina e Chirurgia di Perugia. Autore e coautore di pubblicazioni su riviste nazionali ed internazionali, attualmente svolge la libera professione nella città di Matera (MT) dedicandosi in particolare alla chirurgia implantare e alla protesi.
Dott. Serena Gaudiano
Laurea magna cum laude in Odontoiatria presso la Facoltà di Medicina e Chirurgia di Perugia. Autrice e coautrice di pubblicazioni su riviste nazionali ed internazionali, attualmente svolge la libera professione nella città di Matera (MT).
Andrea Bastieri
Libero professionista a Matera





