In genere possiamo distinguere quattro categorie distinte di usura dentale: erosione (da cibi acidi e sostanze chimiche), attrito (da sfregamento dentale), abrasione (scorretta azione di spazzolamento), abfraction (lesioni cuneiformi da forze compressive e tensili tipiche del serramento mandibolare). Un paziente può presentare una o più di tali usure; la combinazione di queste determina un progressivo consumo delle superfici dentali e nel tempo, a seconda della gravità, si innestano processi di alterata funzione masticatoria, le cui conseguenze possono essere di vario tipo.
La risoluzione di tali problematiche è spesso argomento di confronto tra clinici e deve essere sempre preceduta da un’attenta valutazione del caso che prenda in considerazione e combini tra di loro fattori intraorali ed extraorali.
Caso clinico
La paziente, 74 anni, si presenta al nostro studio con un’edentulia parziale delle arcate superiore e inferiore (fig. 1). Presenta patologie a carico del sistema cardio-circolatorio per cui risulta in terapia con farmaci anticoagulanti e antipertensivi. Livelli glicemici alti ma stabili e sotto controllo. Non fumatrice. Non riferisce sintomi algici o rumorosi dell’Atm.
La sua richiesta è quella di migliorare l’aspetto estetico dei propri denti e ripristinare una buona capacità masticatoria. Il piano di trattamento consisterà nel ripristino di una corretta dimensione verticale e di una dentatura completa attraverso l’inserimento di due impianti in zona 23-25, una protesi fissa in ceramica da 16 a 22 e una protesi combinata inferiore (la paziente ha escluso l’ipotesi di sottoporsi agli interventi di chirurgia rigenerativa che sarebbero stati necessari almeno per il 4° quadrante). Ovviamente il tutto sarà preceduto da un’accurata analisi dento-facciale e conseguente riabilitazione provvisoria intermedia.
Il main target sarà una riabilitazione protesica che abbia ripristinato completamente la funzionalità masticatoria e che risponda alle esigenze estetiche della paziente.
Sequenze terapeutiche
La progettazione del caso inizia con la rilevazione di impronte preliminari per la colatura di modelli in gesso su cui il laboratorio realizzerà delle dime termostampate dello spessore di 0,5 mm e un gig in resina rigida che servirà al clinico per la ricerca della reference position (RP).
A tal fine il clinico esegue prove funzionali e fonetiche atte a far trovare al paziente, in maniera ripetibile e non forzata, una corretta relazione tra i mascellari. A questo punto tale posizione viene fissata iniettando tra le due placche termostampate della resina autopolimerizzante (Luxabite DMG) (fig. 2). Questa fase di raccolta dati sarà fondamentale per ottenere una corretta dimensione verticale, che guiderà tutte le fasi successive della riabilitazione: cerature, provvisori e definitivi.
Si procede quindi a eseguire le necessarie terapie endodontiche e al posizionamento di due impianti (Premium Ø 3.30 13 mm e Khono 4.25 11.5 mm Sweden & Martina) nel secondo quadrante.
Terminato il periodo di osteointegrazione il piano di trattamento prosegue con la fase di provvisorializzazione che consisterà in 11 corone in resina superiori, 8 inferiori e una protesi mobile inferiore transitoria. Questa fase sarà fondamentale per verificare la correttezza delle informazioni precedentemente acquisite e per il condizionamento dei tessuti molli (fig. 3).
A sei settimane di distanza, considerata buona la stabilità dei tessuti, si procede con la rilevazione delle impronte di precisione mediante cucchiai individuali e polivinilsilossani (Hydrorise Heavy e Light Zhermack) (fig. 4).
Seguono quindi prove struttura (fig. 5), analisi dei manufatti protesici (fig. 6) e cementazione progressiva degli stessi mediante cementi adesivi duali. Il risultato finale consente di apprezzare una buona armonia dei tessuti molli intraorali (fig. 7) e della componente extraorale (fig. 8) con un buon rispetto della competenza labiale e della linea del sorriso. Esame radiografico ortopantomografico (fig. 9).
Il controllo a tre anni evidenzia un’ottima stabilità tissutale attorno ai manufatti protesici (figg. 10 e 11).
Conclusioni
I casi di severa usura dentale rappresentano sempre un’ardua sfida per l’intera equipe odontoiatrica/odontotecnica. Secondo la nostra esperienza la chiave per risoluzione di tali casi risiede in una scrupolosa raccolta preliminare di informazioni che il clinico deve, in maniera fedele e ripetibile, comunicare all’odontotecnico per metterlo nelle condizioni ideali di lavoro. Un approccio multidisciplinare sarà quindi fondamentale per giungere a un risultato esteticamente valido e funzionalmente corretto e stabile nel tempo.
Si ringrazia per la valida parte odontotecnica il Sig. Pagano Giuseppe (Fix Dental Lab).
Autori:
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Andrea Bastieri, Libero professionista a Matera

Serena Gaudiano, Libera professionista a Matera
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Andrea Bastieri
Libero professionista a Matera





