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Condizione clinica
Nei pazienti ad alto rischio carie i processi demineralizzativi dello smalto e la formazione della lesione cariosa cavitata sono i segni della malattia carie che si rende manifesta. Gli stessi processi avvengono tra il restauro in resina composita e la cavità preparata e si parla, in questo caso, di lesione cariosa secondaria al restauro. Quest’ultima appare favorita dalla presenza di un gap marginale a livello dell’interfaccia cavità-restauro, come conseguenza dello stress da contrazione durante la polimerizzazione delle resine composite. Lo sviluppo della lesione cariosa secondaria al restauro è la causa più frequente di fallimento e rifacimento del restauro conservativo in resina composita.
Negli ultimi anni sono stati sviluppati materiali resinosi da restauro definiti bioattivi, in grado di rilasciare ioni calcio, fosfato e fluoro e promuovere i processi di remineralizzazione a livello dell’interfaccia tra cavità preparata e restauro, anche se è presente un gap marginale.
A questi ultimi si affiancano i cementi vetro ionomerici, materiali da tempo conosciuti e studiati e che, in virtù della loro capacità di rilasciare ioni fluoro e dunque promuovere i processi di remineralizzazione dei tessuti duri del dente, possono essere definiti bioattivi a tutti gli effetti.
I materiali da restauro bioattivi sono, tranne i cementi vetro ionomerici, costituiti da una matrice resinosa di natura metacrilica con l’aggiunta di particelle (anche vetrose in alcuni casi come i giomer) in grado di rilasciare ioni calcio, fosfato e fluoro. La presenza di una matrice resinosa in questi materiali è in grado di fornire delle valide proprietà estetiche al restauro conservativo.
Dati di evidenza scientifica
Un gruppo di ricercatori brasiliani ha condotto una revisione sistematica e metanalisi per comparare l’efficacia dei materiali da restauro di natura bioattiva rispetto alle resine composite convenzionali nel controllo dei processi di sviluppo di lesione cariosa secondaria intorno al restauro conservativo.
Sono stati inclusi 62 lavori per l’analisi qualitativa o revisione sistematica e 39 per l’analisi quantitativa o metanalisi; gli studi appaiono tuttavia abbastanza disomogenei tra loro e comprendono studi clinici randomizzati e controllati, studi split mouth, studi clinici caso-controllo senza randomizzazione dei campioni e anche analisi retrospettive. Anche i criteri impiegati per la valutazione dell’integrità marginale del restauro conservativo sono tra loro eterogenei, così come serio/critico è risultato il rischio di bias degli studi inclusi.
La metanalisi ha rivelato un effetto protettivo nello sviluppo della lesione cariosa secondaria dei materiali bioattivi rispetto alle resine composite convenzionali.
La revisione sistematica ha evidenziato una migliore azione protettiva dei cementi vetro ionomerici rispetto alle resine composite convenzionali sia nella dentatura permanente sia in quella decidua.
L’azione protettiva dei cementi vetro ionomerici nello sviluppo della lesione cariosa secondaria è apparsa superiore rispetto ai materiali bioattivi resinosi addizionati con particelle in grado di rilasciare ioni calcio, fosfato e fluoro. Quest’ultimo risultato è, verosimilmente, correlato al fatto che i materiali bioattivi resinosi richiedono l’impiego di un sistema adesivo smalto-dentinale che impedisce un’intima interazione tra i tessuti dentali marginali della cavità e gli ioni rilasciati dal materiale bioattivo.
Implicazioni cliniche
1) I materiali da restauro bioattivi appaiono più efficaci, rispetto alle resine composite convenzionali, nel prevenire lo sviluppo della lesione cariosa secondaria perifericamente al restauro conservativo, con una performance migliore dei cementi vetro ionomerici rispetto ai materiali bioattivi resinosi.
2) Le basse proprietà estetiche dei cementi vetro ionomerici e la loro tendenza alla solubilità nei fluidi orali (cementi vetro ionomerici convenzionali) attribuisce ai materiali da restauro bioattivi di natura resinosa un ruolo primario nel restauro conservativo del paziente ad alto rischio carie.





