Le complicanze a carico delle riabilitazioni implantari sono una realtà frequente con cui ogni clinico si deve raffrontare. Le stime sono molto variabili, ma la letteratura riporta una media statistica di circa il 20-25% di impianti attorno ai quali si sviluppa nel tempo una perimplantite.
La diagnosi delle perimplantiti deve essere realizzata attraverso un’accurata raccolta di tutti i principali valori biometrici (profondità di sondaggio, sanguinamento, ecc.), radiografici e protesici.
In caso di perimplantite, l’opzione terapeutica più adeguata, come riconosciuto dalla letteratura, è quella chirurgica, che però deve essere sempre preceduta da un approccio iniziale non chirurgico e solo in caso di insuccesso di tale terapia iniziale, se non c’è stata una risoluzione della malattia o del processo infiammatorio, si procede con l’intervento.
Caso clinico
Nel caso in esame una paziente donna di 38 anni, non fumatrice, si presenta alla nostra osservazione per la perdita di una corona in ceramica cementata, circa 6 anni prima, su un impianto in zona 36. Attorno al moncone sono evidenti segni di flogosi e il sondaggio risulta superiore ai 5 mm su tutto il perimetro implantare, con un picco di 7 mm a livello della parete mesiale. La radiografia (fig. 1) evidenzia una perdita ossea importante e ci conferma la necessità di un approccio chirurgico.
Prescriviamo terapia antibiotica sistemica di copertura e affrontiamo il caso eseguendo un lembo a spessore totale che ci permetta la successiva degranulazione del difetto (mediante spazzolini con punta in titanio Peri-Set Sweden & Martina). Una volta esposta in maniera soddisfacente la superficie implantare (fig. 2), procediamo alla sua decontaminazione (mediante HybenX gel e soluzione antibiotica concentrata). Terminiamo quindi l’intervento inserendo nel difetto un sostituto osseo collagenato (GenOss Osteobiol) precedentemente idratatato e stabilizzato con poche gocce di colla di fibrina. Il tutto viene infine protetto con una membrana non riassorbibile in d-ptfe (figg. 3 e 4).
La membrana verrà mantenuta in situ per 6 settimane e quindi rimossa.
A 4 mesi eseguiamo la scopertura della testa implantare e avvitiamo un provvisorio in resina che ci consenta un adeguato condizionamento dei tessuti perimplantari.
A 8 mesi, verificata l’assenza di sondaggio, sanguinamento e l’ottimo stato dei tessuti molli (figg. 5 e 6) viene quindi realizzata la corona in ceramica definitiva avvitata.
Il controllo radiografico a 18 mesi conferma anche una eccellente stabilità del tessuto osseo rigenerato (fig. 7).
Bibliografia
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Andrea Bastieri
Libero professionista a Matera





